(se volete scrivere  commentare,  il mio indirizzo è questo francofrigo@francofrigo.it

 

24 febbraio 2015

Scrivevo bene a novembre del 2013, quando parlavo della prevalenza della comunicazione via Facebook. Da allora ho trascurato questo mio sito, continuando a pagare per  avere una e-mail riservata con il mio nome e per avere il mio spazio, con un blog che ripete il mio nome e il mio cognome.

Su Facebook ho scoperto che scrivo e pubblico immagini per gli altri, per piacere agli altri o per comunicare ad altri, sempre distratti, qualche aspetto del mio presente. O del mio passato, come quando pesco vecchie immagini e le metto in rete.

Questo sito invece lo avevo fatto per me, perché mi rappresentasse e perché, forse, favorisse anche il dialogo con i miei amici “vicini e lontani”. Oggi ho ripristinato il contatto con questa parte di me stesso.

E oggi è anche il 24 febbraio, sono quattro mesi che Anita, la mia nipotina torinese , è venuta al mondo. Auguri Anita!

Novembre 2013, 20

Undici mesi dopo.

 Debbo arguire che la presenza di Facebook sia una presenza rilevante, spiazzante, assorbente. Una presenza che non tocca la mia vita profondamente ma che si insinua nelle pieghe delle mie abitudini quotidiane e spezza quella che per un periodo è stata una buona abitudine: quella di segnare le tappe della mia esistenza con pensieri e immagini rese  esplicite, per me  e per altri. Particolare>Universale>Particolare. Riscrivo perché ieri, nella sala d’attesa di un medico oculista, per ricordare con certezza in qual mai occasione mi fossi recato in Giordania (e in quella occasione mi sono dotato di occhiali da vista) ho fatto ricorso a questo sito, questo MIO sito e guardando e leggendo ho avuto la certezza che nel maggio del 2010 mi son fatto gli occhiali e poi sono volato in Giordania per attraversarla tutta e arrivare quindi fino ad Aqaba sul Mar Rosso.

Ora mi muovo tra un orto ed un giardino in un mare di verde, anche grazie alle abbondanti piogge, con strade che si chiamano “Terra Rossa” e che ricordano i lapilli del vulcano che fu un tempo l’attuale Lago di Bolsena. Qui attorno è tutta terra rossa, terra forte, produttiva, terra di ulivi e terra di vino. Quest’anno più terra da vino che d’olio, chè la raccolta è stata assai scarsa, anche se la qualità dell’olio rimane alta. Quindi tra le sinecure del mio vivere in campagna c’è stata la vendemmia dai Cherubini ma niente raccolta d’olive.

E sempre in tema di risposta alla domanda che molti mi rivolgono, solo a volte esplicita ma sempre sottesa, relativa a come cisi riempie le giornate in quel di Marta, va detto che, appena si può, con Rita ce ne andiamo per boschi per funghi. Ora non è grande stagione, si trovano Galletti ( Cantarellus, Gialloni,Finferli, come si vogliono chiamare) e Russule. Domenica c’è scappato anche un Porcino, bello di fuori, bacato dentro e senza odore.

Poi ci sono le bici. Appese nella casetta di legno. Appese al riparo dalla pioggia ma anche dai sassi e dalla fatica perché ora sono in fase di “fermo biologico” in attesa di capir meglio che mi racconta il cuore che fa le bizze. Ho pedalato poco al lago e più nelle mie trasferte romane , con gli amici “pesciaroli di terra”, in attesa di avere un bel gruppetto di “pesciaroli di lago” con cui riprendere il largo attorno a questo bel lago e alle sue colline.

E nel frattempo rinasce la passione politica, qui c’è poca politica e ancor meno passione, dei fatti e dei misfatti se ne parla nei bar, come in tutti i paesi e poco o nulla nelle sedi “deputate”. Proprio oggi me ne vado in quel di Viterbo per una assemblea provinciale del partito del quale ho ripreso la tessera e nel quale ci sono ormai più personalismi che correnti vere e proprie. Da tempo ho fatto ormai la scelta di essere uomo di sinistra in un grande partito do ve si confrontano tante e forse troppe posizioni, piuttosto che militare con i “duri e puri” che non riescono né a far opposizione né ad essere forza di governo.

Ma come si fa a costruire in Italia una alternativa di sinistra? Una volta nemmeno ci si poneva il problema, si faceva opposizione senza opportunità di passare a gestire il governo centrale, ed era tutto più facile. In tal modo si è contribuito a costruire una enorme “coscienza critica” nel paese. Poi si è andati al governo e non si è dimostrata grande capacità di affrontare i problemi strutturali del paese. Ora si vuol, fare governo e opposizione. Servono persone adatte a far l’uno e persone adatte a far l’altro. Le prime ci sono e le seconde?

 

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E intanto un po’ di immagini ad aggiornamento delle precedenti.

Con un vecchio amico.  Marta sotto tramontana a novembre. Davanti a San Pietro di Tuscania. S. Pietro visto dal paese. La via Cassia antica tra Montefiascone e Bolsena. FF a casa a Marta. Una bella bici da passeggio Atala da poco acquisita.  Ancora il basolato romano della Cassia e sul fondo l’isola Bisentina nel Lago di Bolsena.

 

Gennaio 2013 Il Natale delle cene e dei pranzi è stato “affrontato” a Roma con tutta la famiglia riunita nella vecchia casa. Prima del 24 siamo stati a Marta dove io ero impegnato come Babbo Natale in piazza , attorniato dai bambini piccoli che volevano la foro ricordo e con i giri in carrozza sia il sabato che la domenica pomeriggio a scampanellare per far saper che il Babbo era arrivato anche a Marta. Con la lunga barba bianca ( la mia naturale), con il vestito rosso e con un cuscino d’aiuto per la pancia che (per fortuna ) non c’è ancora, non sembravo proprio estraneo al ruolo. Certo, non ho il fisico per fare  BabboNatale, ci vuole un’altra faccia, più tonda e degli occhietti che ridono…A Marta c’è un buon Babbo Natale, ed è Tristano, un romano che da ben 12 anni vive qui, un ex pilota d’aereo che si impegna in tutte le iniziative. Lui è il titolare, io sono, al massimo il suo sostituto. Alla fine, una bellissima esperienza di dialogo con i bambini, anche impertinenti, come si addice al bambine del 2012. Poi Capodanno a Torino, con la festa e la musica a Piazza San Carlo e il brindisi con mia sorella, mio cognato, Rita e le nipoti a Piazza Vittorio, nella sede del locale Clorophilla e in piazza. Poi il primo gennaio a Novalesa, sotto la cerchia di montagne con la neve. Il bellissimo Rocciamelone con i suoi 3500 metri e più, dove sono salito ormai credo venti anni fa. E all’ora di cena, si accende la luce sul balcone mentre i nipoti da Roma chiedono “e la neve?” e la neve arriva. Per poco per due ore, quanto basta per rinnovare la magia e darci a possibilità di svegliarci con i prati bianchi. Poi arriva il sole  e la magia svanisce.  Adeso siamo a metà gennaio e a Marta si attende il falò di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali.

Nel frattempo a Marta si è fatta “Betlemme” il pomeriggio dell’Epifania , e a me è toccato fare il Re Magio ( o il mago Re astronomo che porta l’oro dall’oriente) assieme a Dino e a Ivaldo. Il centro sorico di Marta si è trasformato in un centro antico con vecchie botteghe come ai tempi della Betlemme ricreata nel Medioevo ai tempi di Francesco d’Assisi. Suggestivo e emozionante per me entrare in chiesa tutto bardato per portare il dono al bambinello. Un bambino veramente piccolo tenuto in braccio dalla madre-Maria e con l’aiuto del papà-Giuseppe che doveva badare  anche al fratellino di quattro anni. Alla fine il parroco, Don Roberto, dà la benedizione non con le mani ma con il bambinello che cominci a svegliarsi dopo aver dormito per ore.

Oggi, 15 gennaio 2013, ho provato una nuova bicicletta d’epoca, una Atala degli anni 60, regalatami da Dino P. non molto diversa da quella con la quale ho corso nel 1962, più di 50 anni fa le mie tre gare da “esordiente” a Brescia. Ci sono problemi alla catena e al cambio ma forse solo perché è rimasta ferma da 20 anni, appesa in cantina come capita in questi paesi.,

Novembre 2012

17 novembre    Finita la raccolta delle olive

Portate le ultime olive al frantoio di Angelo S. a Marta. 230 chili le abbiamo raccolte e 190 circa le abbiamo acquistate da due amici che hanno più alberi delle proprie necessità famigliari. Alla fine verrà fuori un olio fatto di Canino, di Leccino e di Frantoio, ma se chiedi ai martani non necessariamente ti sapranno dire la differenza anche se sono nati tutti sotto un ulivo. Prima di oggi ne abbiamo già raccolti quasi cinque quintali che già sono stati macinati e messi nei recipienti. Lavoro duro ma di grande soddisfazione. Io sull’albero a potare i rami che hanno già prodotto e che si innalzano sopra un livello ragionevole. Una potatura leggera che potrà essere completata a primavera. L’Ulivo è una delle poche piante che non soffre la potatura se non in occasione di gelate molto intense. Per la prima volta ho raccolto anche olive dalle mie povere piante di terra rossa, ho raccolto circa 25 chili tra Leccino e Canino. L’anno prossimo spero, con opportuna concimazione di poter ottenere qualche cosa in più.

15 novembre 2012 Turista per caso a Roma

Due brevi riunioni di lavoro a Roma e tre ore di intervallo. Giro per una Roma da ri-conoscere dopo anni di abbandono da parte mia. Oltre alle solite piazze e ad una visita al ponte Sant’Angelo sospeso sulla pina del Tevere, un giro tra vicoli e strade che un tempo abitavo: via dei Coronari, via dei Banchi Vecchi, via del Pellegrino, via dei Giubbonari, piazza Campo dei Fiori, il Monte dei Pegni. E in mezzo la visita a tre chiese: San Luigi dei Francesi per i tre Caravaggio dedicati a San Matteo, San Salvatore in Lauro e Santa Barbara. Poi i Fori e su per il rione Monti e le strade verso la Stazione Termini. Un modo per riconciliarmi con questa città che mi ha ospitato per più di quarant’anni ma che non è mai stata mia.

 

 

Ottobre 2012

Settembre

Agosto

14- 15 Luglio  La festa del Villano di Marta

Per la prima volta sono dalla parte di chi lavora e non dalla parte di chi va a mangiare alle feste di paese. Organizza Marta Senza Confini, l’associazione alla quale siamo iscritti sia io che Rita. Si lavora in 35 e arrivano in due giorni 1500 persone. Il sabato i turisti, la domenica a mezzogiorno gli atleti del primo Festival dei Dragon Boats, alla sera molti martani. Tre chef in cucina e noi alla brace. Bella esperienza, con foto sulle pagine dei quotidiani della Tuscia.

 

12 luglio 2012   Celleno vecchia

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Giugno

 

28 giugno 2012 a pesca con Nando e Alessandro

Sveglia alle 4, con Ale, mio nipote di 12 anni si va a pesca sul lago di Bolsena, dal borgo dei pescatori di  Marta, con la barca di Nando che esce spesso a lucci. Alla fine un luccio di un chilo e mezzo circa e altri 10 luccetti a misura. Ale entusiasta.

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11 giugno 2012  Amsterdam

Si parte per Amsterdam con Rita e gli amici Marcello e MariaGrazia. Volo per Schiphol e poi albergo a due metri da piazza Dam. La piazza non ha più nulla di mitico né di ritrovo degli hippy di un tempo. Fa freddo e c’è gente che si muove intabarrata. Niente del caldo che abbiamo lasciato. Giriamo per strade, canali, musei (praticamente chiuso il Riisk, con poche sale aperte e un biglietto che ha sempre lo stesso prezzo..). Poi andiamo a vedere i mulini a vento, i piccoli porti di pescatori,…e poi biciclette, biciclette, biciclette..

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Maggio 2012 si avvia l’orto

Piantine acquistate in vari mercati settimanali nei paesi attorno al lago di Bolsena. Ormai si vive praticamente sempre qui. Parlando nel paese si scopre che qui la stagione è esattamente un mese più indietro rispetto a Roma e bisogna temere la    tramontana fredda. Nell’orto : insalata, pomodori di tre tipi diversi, peperoni friggitelli, peperoni rossi, peperoni di Capriglio, presidio Slow Food del Piemonte, cetrioli, fagiolini, piselli, cipolle rosse (lunghe), peperoncini di Cajenna, …

       Roma-San Benedetto del Tronto in bicicletta

Bella cavalcata di 220 chilometri con altri 200 matti ma in particolare con Santo, Maurizio, Carlo e Roberto. Come al solito io parto bene e  avanti fino a Rieti. Poi soffro e mi riprendo ad Ascoli Piceno. Sensazioni stupende per la strada e molto meglio della prima esperienza del 2009.

27 maggio, piove

Oggi piove, ancora non si sa che sarà un avvenimento importante. La prossima pioggia a Marta arriva tre mesi dopo.

14 maggio festa della Madonna SS del Monte, le passate ovvero la Barabbata di Marta

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Giornata fredda, autunnale, sfila tutto il paese di Marta, o meglio, tutta la componente maschile. In viaggio dalla mattina in mezzo alla tramontana su per la salita che porta al Santuario e poi le tre passate dalla cmdm 2012 2hiesa . Suggestivo e grande partecipazione emozionale.

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Aprile 2012

Sono andato in un negozio di informatica e ho riacquistato Office di Microsoft, è un passo indietro e ne sono consapevole. Ho un PC portatile nuovo, un Asus  con precaricato Windows 7 e l’incipit di Office. Me la sono cavata con 70 Euro invece di 100 e più. Word 2010 non è come il precdente ma ci farò l’abitudine col tempo.

 

Marzo 2012 Open Office e Libre Office

Provo a smarcarmi dalla rigida dittatura di Bill Gates e scarico e uso i due programmi free ware. Sembra che funzionino ma non riesco a usare alcune funzionalità. E poi capita che mando un file e i miei referenti non riescono a utilizzarli perché non si leggono.

11 febbraio 2012 NEVE, NEVE E ANCORA NEVE  e NINO D’ANGELO CHE FA SPETTACOLO DI QUALITA’

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Nevicava la scorsa settimana, nevica da ieri sera a Roma. Mi sembra di essere ritornato agli anni giovanili. Brescia e i suoi inverni di freddo e di neve. Aspettando quando il colore del cielo cambiava, diventava rosa e quasi rosso a sinistra di casa mia, verso là dove c’era il centro di Brescia. Il cielo cambiava colore e cominciava a nevicare, e si andava a letto eccitati. La mattina mi svegliavo con il rumore degli scarponi di mio padre che rientrava  a casa dopo aver scopato via con la saggina la neve dalla strada che scendeva ripida verso la piana. Dall’alto della finestra della mia stanza al piano superiore guardavo il bianco che nascondeva il verde dei cipressi e il marrone della terra smossa dell’orto. E poi appena potevo, anche da piccolo, salivo verso il bosco a osservare il mondo sotto la neve.

…Ma anche adesso lo spettacolo non manca e l’mozione ritorna. Ieri sera nonostante la nevicata in corso siamo usciti per il teatro del venerdì sera. Abbonamento all’Ambra Jovinelli per il quarto anno e incontro con artisti, per me, improbabili, come Nino D’Angelo. Improbabile l’incontro in verità, dal momento che io non ascolto queste canzoni “neo melodiche” napoletane. Non improbabile l’artista. Bravo, bravissimo e con lui un gruppo di 20 giovani (e non più giovani) napoletani con voci di grande qualità.

Una scoperta Nino d’Angelo.

E poi ritorno nella neve e nella nevicata che continuava, auto con le nuove gomme termiche, sicura anche sul terreno viscido. Poi il Muro Torto senza auto. Credo sia la prima volta che mi succede in più di 40 anni al volante a Roma. Poi recuperato Daniele al centro via per la nostra bianca periferia.

Che notte questa notte!!!  

7 febbraio 2012 RIPRENDERE IL DIARIO

Dovrei aver risolto (con il prezioso intervento del mio valido amico Antonio C.) l’accesso al sito. Urge ricominciare a scrivere per fissare   fatti, pensieri, rapporti, avvenimenti più o meno rilevanti. Anzi dovrei cominciare a fissare i fatti meno rilevanti. Quelli che mi riguardano di più.

E’ nei dettagli che sta la grandezza. Non esistono grandi avvenimenti che non siano contornati…da contorni. Se ci limitassimo a studiare i contorni già saremmo a buon punto per scoprire quel che sta all’interno. Insistere per comprendere l’essenza delle cose invece che avvicinarci alla comprensione del mondo spesso ci porta ad isolarci da tutti.

 

CORREVA L’ANNO 2012, L’ANNO RICORDATO COME L’ANNO DEI PROFESSORI

Speriamo che il 2013 non sia necessariamente chiamato l’anno dei dottori.

13 dicembre 2011 IL GOVERNO DEI PROFESSORI E LA VITA PRIVATA DEI PENSIONATI

Come sembrano lontano i giorni dei Referendum !!! Chi se li ricorda più? E come sono andati? Abbiamo vinto noi dei 4  SI’? Cosa conta vincere una battaglia se poi si perde la guerra? C’è gloria per i vincitori? No, solo paure che si sovrappongono a paure. E che cosa succede quando a vincere è la paura? Berlusconi se ne va e un altro arriverà? Oppure i cittadini di questa grande-piccola  città chiamata Italia saranno in grado di rigenerarsi? Chi dice che il male sta ben piazzato dentro di noi, noi , quando razionalmente ragioniamo. E così ci riscopriamo poveri non di denaro ma di futuro, di capacità di costruire un mondo migliore perché NON LO SAPPIAMO NEMMENO PIU’ IMMAGINARE UN ALTRO MONDO. Eppure un altro mondo è possibile. Noi che abbiamo fatto  questo percorso, quello che ci ha portato qui lo sappiamo. Ma lo sappiamo in pochi che è possibile ri-creare un mondo? Il mondo non è al di fuori di noi, è parte di noi, ci circonda, è vero, ma ci pervade. Noi siamo liquidi e ci spargiamo sulle sporgenze del mondo e così prendiamo le forme del mondo ma il mondo che è dentro di noi esce da noi e costruisce e crea.

A meno che, vivere non sia altro che osservare ciò che ci sta attorno. Ma anche osservare è partecipare al cambiamento, se i nostri occhi sono educati a vedere le sfumature, a riconoscere i dialetti, a vedere nel buio e non solo nella luce…

Il tempo è una grande ricchezza, scoprirlo è l’impegno.

9 giugno 2011  SALUTE ( che latita) E REFERENDUM

Oggi dopo due mesi ho aggiornato il mio diario della bici. Credo di averlo fatto perché oggi sono 15 giorni che non tocco la mia bici da corsa. Problemi di salute. Sono sotto antibiotici perché attaccato da un Enterobatterio Aglomerans (o Pantoea ) che sembra sia presente in campagna, in particolare è saputo che attacca i noccioli. Questa infiammazione ha portato febbre per quattro giorni e mi ha debilitato. Niente bici anche perché ho un PSA che è alle stelle e stare in sella non è proprio consigliabile. E così ho scritto le date delle uscite. E, a proposito di uscite.DOMENICA USCIRO’ PER ANADARE A VOTARE SI PER I QUATTRO REFERENDUM. Anche se i referendum non mi piacciono, anche se non partecipato alla raccolta delle firme, sono convinto che si debba andare e votare SI’.

Oggi ho ritirato la tessera del sindacato pensionati. Di quale sindacato? Ma del più grande, quello che ha più iscritti e , guarda caso, ha più iscritti in pensione. Io ho avuto parecchi amici cislini e amici anche nella Uil, ma quando penso ad aderire ad un sindacato non ho mai dei dubbi. Non ho detto il nome , solo il cognome, mi pare…

13 marzo 2011 ORTO, GIARDINO E ALBERI DA FRUTTA

Sono passati quasi tre mesi dall’ultima pagina che ho scritto su questo mio sito. D’altronde, è un sito, il mio e non è un “Blog”. Io non dialogo con i lettori (credo non ci siano), dialogo forse con me stesso e metto in fila pensieri. Per fortuna penso anche tra una pagina e un’altra, tra un anno e un altro. Penso ed agisco. Questi sono i mesi dedicati alla casa a Marta. La casa “del lago”. Non è la casa “sul lago”, perché l’acqua sta a cinquecento metri (in linea d’aria) e non è una casa di un paese. Sta a metà esattamente tra Marta e Capodimonte. Su una strada bianca che , essendo rossa, si chiama, regolarmente, Strada Terra Rossa. E adesso è arrivato il momento più bello. Fra poco la casa sarà abitabile e fra poco la Primavera scoppierà. Siamo a trecento metri di quota ed è (come stare in)collina. Le stagioni arrivano con un po’ di ritardo ma poi scoppiano. Il verde esplode. I fiori spuntano ovunque. La linfa ritorna a scorrere nei tronchi e a salire nei rami verso le gemme, le foglie e diventa colore. Io mi sto preparando. Ho acquistato otto alberi da frutto (pero, albicocchi, ciliegio, susini, peschi) e tre ulivi e ieri li ho messi a dimora con Rita e con l’aiuto di Ilario e di una piccola macchina scavatrice. Progetto di un piccolo frutteto che “frutterà” presto, auspico. Ieri ho iniziato anche a potare gli ulivi (7) che ho trovato già sul terreno. Al paese dicono che alcuni ulivi andrebbero tolti perché le piante son brutte e “non hanno verso”. Ho accettato di togliere dal terreno altre due piante di nocciola (in realtà si trattava di un ammasso di rami senza una pianta centrale solida) ma non voglio togliere i vecchi ulivi. Li voglio riprendere, sperando che producano qualche chilo di frutti da portare al frantoio. Progetto per qualche litro d’olio di casa. Per la vigna si aspetterà un altr’anno. Quest’anno si proverà a far l’orto usando l’acqua del “pozzo romano” scavato nel tufo…..

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24 dicembre 2010 Vigilia di Natale

Gli auguri fluttuano nell’aria

Si appoggiano alle gocce di pioggia

Si illuminano del sorriso dei bimbi

Si colorano del piacere dei ricordi

Ascoltano lo scorrere del tempo

Parlano ai cuori e accendono le menti

È Natale, è Natale, è Natale

25 novembre 2010  Daini nei campi della via Marcigliana

Erano anni che non vedevo i daini nella Riserva della Marcigliana. Oggi, durante l’uscita in bici con il gruppo dei “pesciaroli” che parte sotto la mia casa romana, ho potuto osservare una maschio adulto di daino allo stato brado, fermo al sole, vicino alla strada che noi stavamo percorrendo, con uno stupendo palco di corna palmate. Il daino sembra un cervo ma ha le macchie chiare sul manto e i maschi adulti hanno corna ampie. Al ritorno del giro in bici (Salaria, Le Piane, Fiano, Passo Corese…) sono ripassato per via della Marcigliana, il daino era ancora là. Non sono riuscito a fotografarlo ma ritornerò pronto per scattare una foto. Emozioni e piacere allo stato puro, bellezza selvaggia, e tutto a due passi dal caos della città.

 

14 novembre  2010   Nel 2024 l’Italia compie 2000 anni.

Forse non lo avevo mai saputo oppure lo ho semplicemente dimenticato: nel  49 prima di  Cristo i Romani decisero che anche la regione Cisalpina  da quel momento avrebbe fatto  parte dell’Italia. Nel 27 dopo Cristo sempre i romani decisero che l’Italia comprendeva un territorio che da Nizza arrivava sino all’Istria. Nel 2027 potremmo quindi festeggiare un anniversario  veramente importante. Perché nessuno ne parla ? Forse perché allora l’Italia  unita non esisterà più ? O forse perché questo Paese non ha più memoria? 

14 novembre 2010 Ma quale crisi ?

Paese in declino, paese fatto come tutti i piccoli paesi che lo compongono: resiste, si sgretola, è vecchio al centro  ma “è anche” moderno alla periferia, ha cultura da vendere e compera  la cultura degli altri a vagonate, nega il futuro ai giovani ma coltiva giovani generazioni che galleggiano fuori dal finestrino delle loro macchine rombanti isolati nella loro musica assordante, ha oil primato della partecipazione emotiva ma ha perso la fiducia nel prossimo, pensa che si debba valorizzare la componente femminile della società ma nega il lavoro alla donna che vuole essere madre, parla di libertà ma costruisce patiboli mediatici per tutti coloro che si esprimono fuori del coro, guarda a Nord ma pensa a Sud, invoca il cambiamento ma non è disposto a lasciare posti per chi deve subentrare, ….. 

8 novembre 2010   Gli anni?  64 !

Ho festeggiato il 5 a Montefiascone, ho festeggiato il 6 al Ristorante MOOD di via Nocera Umbra a Roma, ho festeggiato il 7 con moglie, figli (Chicca “collegata” virtualmente da Torino) e nipoti a casa a Roma. Ora ho finalmente finito i 64. Avanti a tutta e pedalare !!!

4 novembre 2010  Biciclette, festa della Vittoria, prostitute per strada, maternità e cultura

Uscire con gli amici della bici e vagare per i paesi attorno a Roma è anche un modo di dialogare con gli altri (l’età è più o meno la stessa) di quanto accade attorno a noi. Oltre allo sport  si parla, quando ci si ferma al bar, di quello che accade in Italia. Berlusconi e le donne, le ragazzine , le escort, i suoi soldi come li spende sono affari suoi, beat lui che può avere le donne che vuole, ma quella potrebbe essere sua o mia figlia o mia nipote, perché avere un puttaniere al governo, perché avere qualcuno che fa solo gli affaracci  suoi. E via discorrendo. Se nessuno si mette di traverso, il pensiero del Presidente del consiglio prevale. Serve almeno un piccolo sforzo per interrompere il flusso delle affermazioni pseudo liberiste. Poi, quando si pedala, soprattutto in salita,. Si parla poco. Ma si osserva. A Montelibretti sono pronti i Carabinieri e i militari a festeggiare il 4 novembre e a deporre la corona d’alloro. Poca gente, soprattutto persone anziane. Poi sulla Salaria prima di Monterotondo scalo due immagini si fissano nella memoria. Una giovane prostituta bianca incinta, almeno al quinto mese, guarda chi passa per la via e un giovane (marocchino ?) che la controlla, facendo finta di niente.  Poco più avanti, seduta a terra, un’altra giovane prostituta legge una rivista. Un tempo leggevano Sogno e Intimità. La ragazza leggeva Newsweek. Saranno 2-3000 i lettori di Newsweek in Italia, lei è una di quelli. Si sta aggiornando su quanto accade nel mondo ? Si chiede cosa sono i Tea Party? Si sta preparando per una carriera politica? Visto come vanno le cose nel nostro paese, la giovane immigrata che per ora fa la prostituta sulla via Salaria, val la pena di prepararsi, domani si potrebbe essere chiamate per un incarico governativo!!! 

22 ottobre 2010   Realpolitik

Adesso che già non se ne parla più (è notizia di cinque giorni fa!!!) mi va di riflettere brevemente sull’ipotesi ventilata di portare bombe a bordo degli aerei militari italiani che operano in Afganistan. Ci dice il Ministro se questo si dovesse decidere, non significherebbe passare dall’atteggiamento difensivo a quello offensivo. “Intanto noi siamo in Afganistan per assicurare sicurezza ai nostri cittadini”, ci dicono, “per salvare i nostri figli” ed è per questo che alcuni “eroi” si immolano per salvare noi tutti. Non conosco bene la vita e la logica militare (gli anni 72-73 del mio servizio militare sono forse troppo lontani…) ma mi sembra di poter dire che non ci siano più figli della patria mandati a morire in quanto il servizio militare non è più obbligatorio, noi non abbiamo più un “esercito popolare” ma un esercito di professionisti che fanno il militare per mestiere, per scelta, così come è per scelta che molti vanno nei luoghi dei conflitti aperti. Ma io non volevo parlare dei militari volontari, perché in ogni caso essi sono il simbolo dell’impegno del Paese a favore della pace (costruttori di pace attraverso logiche di guerra), volevo ricordare ai distratti che, come ricordato anche in questi ultimi due giorni da Ministro Frattini, oltre all’exit strategy si sta mettendo in atto una strategia di richiamo alla responsabilità dei Taliban. Fra pochi mesi probabilmente i cosiddetti Talebani non saranno più da considerare terroristi ma patrioti Oggi vengono bombardati e combattuti, domani, in un domani molto vicino,  dovremo assisterli e aiutarli probabilmente a diventare poliziotti piuttosto che soldati. A che serve sparare oggi a quelli che già sappiamo saranno tra poco i nostri  amici? Che senso ha mettere a repentaglio la vita di cittadini europei, americani, australiani, etc e di cittadini afgani se anche gli strateghi militari americani sono convinti che con i nemici che non si possono vincere non resta che allearsi? Allora realpolitick è cercare oggi alleanze investendo più sui negoziatori di pace piuttosto che sui militari. E lasciando negli arsenali le bombe che sono strumento di morte indiscriminata, anche quando vengono spacciate per “intelligenti”. 

3 ottobre 2010  L’Eroica di Gaiole in Chianti

Ho corso l’Eroica come due anni fa. Ho impiagato meno tempo ma ho faticato come una bestia. Stupende le colline e bella la festa delle bici. Da tutta Italia e da tanti paesi stranieri a aiole per il fascino di pedalare sulle strade bianche. Fascino anche delle strade bianche bagnate e delle ruote che fanno fatica a mordere quando si frena. Bestiali le salite. Tremende le discese , e c’è li fa a rotta di collo….  Nella sezione del sito dedicata al Diario della bici ho messo la cronaca della giornata e un po’ di foto. Per gli appassionati delle due ruote e soprattutto delle bici di un tempo.

1 ottobre 2010   Il Cancello di ferro (ma non sarò un Cancelliere di ferro…)

Non avendo mai posseduto una casa con del terreno non ho mai posseduto un cancello. Adesso è piazzato su una rampa di cemento al 10%, buona per allenarmi in bici. E il cancello è lì a dividere tra il dentro e il fuori. Cancello aperto, ci siamo, cancello chiuso, non ci siamo. E intorno c’è ancora tutto il terreno incolto, calpestato dalle ruspe, violato dalle macchine e dal cemento. Prossima tappa, lavorare la terra e renderla pronta per la semina del prato. Gli alberi fra poco saranno spogli e andranno potati. Lavoro per chi se ne intende. Intendo dire non per me. Mio padre sapere trattare le piante del campo e le verdure dell’orto. Io da lui, purtroppo,  non ho imparato quasi niente e adesso mi toccherà apprendere da altri.

21 settembre 2010  L’aula fa bene

Spero abbia fatto bene anche ai partecipanti (discenti, io ero un partecipante docente) del corso AMICO la mia presenza in aula. A me loro hanno dato molto, mi hanno sicuramente aiutato. Si parla tanto di autostima, la mia è aumentata entrando in aula e entrando in contatto con persone adulte che in aula portano i loro interessi, i loro problemi, la loro disponibilità (quella esistente),… Adesso che che le mie giornate di docenza sono finite, un po’ mi manca la loro presenza.

13 settembre 2010 Ritorno in aula

Fino all’ultimo ero indeciso se accettare o defilarmi. Dopo 18 mesi sono rientrato in aula (20 disoccupati adulti di alta scolarità con più di 40 anni e che hanno perso lavoro da mesi…) e vi sono entrato decisamente preoccupato. Per l’aula, per i contenuti, per la distanza che percepivo tra la mia nuova condizione e i contenuti che dovevo condividere con loro. Un gruppo di partecipanti motivati e interessati, un buon clima e un buon rapporto (molti si sono rivolti a me da subito con fare amichevole e colloquiale..) costruito dal primo momento. Sono partito dalle esperienze lavorative da me vissute a contatto con gli uffici e con i programmi dell’Unione Europea e questo è servito a creare dentro di me sicurezza ed equilibrio. Ora sono due giornate (dalle 8 alle 14) che abbiam passato assieme. Se po’ .

8 settembre 2010  Da quasi martano a Cittadino di Marta

Oggi ho ritirato la posta e con una lettera dell’impiegato del Comune di Marta Amulio S. mi si comunica che la mia domanda è stata evasa positivamente. Dal 30 luglio 2010 sono iscritto all’Anagrafe del Comune di Marta, Provincia di Viterbo, comune rivierasco del Lago di Bolsena.

Le mie radici sono nel Lombardo-Veneto, gran parte della vita l’ho trascorsa a Roma, la grande corruttrice. Ora me ne vado in un microcosmo che ho già compreso risulta essere assai più complesso di quel che possa sembrare al viaggiatore che vi si accosta solo per il lago e per il cibo.

Sono martano e son contento e brindo a questa scelta anche se ancora non so veramente cosa significhi per me ( e non solo per me).

Agosto 2010  Novalesa

Nel 2009 non ci siamo stati e allora si ritorna a Novalesa. Il paese rimane poco più in alto rispetto alla casa di mio cognato e mia sorella, il vecchio mulino dove (forse) albergano fantasmi dalla seconda guerra mondiale. Passeggiate per funghi (solo mazze di tamburo) , per i prati intorno al Moncenisio (stupendi, anche perché io sul Passo del Moncenisio, in terra francese , ci sono arrivato in bicicletta), al lago dell’Arpone, a 1900 metri,  a pescare le trote. Il tempo è buono, le cascate sono sempre meno cariche d’acqua, il ghiacciaio del Rocciamelone (3540 metri) si è ritirato e non scarica più verso la Val Cenischia. Novalesa, paese dell’Abbazia del 700 (settecento, non millesettecento) è un bel posto per il riposo.

Agosto 2010  Vacanze martane

Quest’anno niente viaggi lontani. A maggio siamo già stati 10 giorni in Giordania !!! Allora a Marta, dividendoci tra il lago a Kornos e la nuova casa a Strada Terra Rossa. La casa c’è ma sembra irraggiungibile. Bisogna consolidare il muro esterno che dà sulla strada comunale. Fatto ! Occorre fare il vialetto d’accesso, con i muri laterali di tufo, occorre fare il cancello, etc., etc. etc. Agosto fatto di pensieri e di incontri con i tanti che son coinvolti nei lavori della casa nuova (vecchia ma nuova per chi l’ha presa ora).

 

19 luglio 2010 Quel rumore inquietante

Scrivo poco e sono preso dalle preoccupazioni che mi crea la nuova casa in quel di Marta. Sono alle prese con geometri e ingegneri, con le regole scritte a rate, adatte a realtà che sono difficili da identificare. Sono alle prese con le tante e nuove identità che ci troviamo addosso quando ci confrontiamo con i terreni alberati, i muri di blocchetti di tufo, gli impianti idraulici vecchi e gli impianti nuovi da fare. Resiste il pozzo romano scavato a mano nel tufo in un lontano passato. A Roma invece sono alle prese con un rumore che accompagna da troppi mesi le mie letture e i miei lavori al computer. Vicino a casa, proprio davanti alla coop, davanti all’Inps e davanti al Commissariato di Polizia del IV Municipio da circa un anno una ditta (marchigiana) sta costruendo un parcheggio. Prima ha scavato. Poi ha portato terreno da una collinetta vicina. Poi ha cominciato a scavare per fare le palizzate di cemento armato per reggere la costruzione. Poi hanno demolito, almeno in parte quanto fatto, intorno hanno creato un monte di macerie di cemento. Poi hanno ricominciato a costruire palizzate , poi hanno ripreso a liberare la terra. Ci sono grandi macchine e che lavorano ore e ore ogni giorno. Il rumore che accompagna il lavoro degli operai è quello di una sega metallica che taglia il ferro e che lancia del peso a distanza. Un rumore che non diventa mai musica, che prende un ritmo e subito l’abbandona. Un rumore forte, acuto, che attraversa l’aria e lo stradone dedicato ai tre Presidenti. Nel recinto del cantiere ci sono ben sedici container-abitazione. I vicini preoccupati mi han chiesto :”ma non verranno gli zingari in quelle baracche?”. Non credevo che per fare un parcheggio occorresse tanto tempo e tanto lavoro. A meno che non stiano aspettando di trasformare una licenza per il parcheggio in una licenza per costruire palazzine. Vuoi vedere che questo rumore che non diventa ritmo e che come melodia lascia molto a desiderare non è altro che il segno dell’attesa per una nuova speculazione ….?

29 giugno 2010 Il bisnonno Domenico

Il velo si è un po’ squarciato e dal passato arriva qualche notizia. Di ritorno da Valeggio sul Mincio avevo scritto al Comune di Montebello Vicentino chiedendo notizie dei Frigo che hanno vissuto lì. Incredibile, mi ha risposto una gentilissima impiegata del Comune vicentino e mi dice (per posta elettronica ovviamente) che mio nonno Francesco era effettivamente nato nel 1879 (e non 89 come sulla lapide del cimitero di Borghetto, come mia zia già sospettava, morto a 70 anni e non già a 60) da Frigo Domenico, nato il 14 novembre 1845 e sposato con Angela Dotto (nata a Sarego il 24 aprile 1855) nel 1874. Mio bisnonno quindi si chiamava Domenico e dovrebbe aver avuto figli a partire dal 1875 in poi. Nell’elenco degli italiani sbarcati a San Paolo del Brasile alla fine dell’800 c’è un FRIGO Domenico arrivato il 27 gennaio 1893. potrebbe essere lui. A quella data mio nonno Francesco aveva 14 anni e si dice che sia rimasto in Italia con un fratello militare mentre un altro fratello se n’era andato nelle Meriche con il padre. La bisnonna, ovviamente, era rimasta in Veneto. Per avere maggiori informazioni occorre andare nella parrocchia di Montebello perché i registri di stato civile decorrono dal 1 settembre 1871 in Veneto (me lo dice la solerte impiegata vicentina).

Viaggio a Montebello da programmare per i primi di ottobre. Visita alla parrocchia e ringraziamento al Comune.

28 giugno 2010 Quasi martano

Appuntamento dal Notaio a Viterbo alle 17,30. Un po’ di attesa e poi il Notaio comincia a leggere l’atto con il quale un piccolo appartamento e un piccolo appezzamento di terra grande circa un quarto di ettaro nel Comune di Marta diventano di mia proprietà ( e di proprietà anche di Rita, …). Dopo 15 anni di  frequentazione del Lago di Bolsena adesso mi ritroverò ad essere sempre più parte della Tuscia Viterbese, terra di cavalli, di grotte scavate e di paesi costruiti sul tufo , di gente attaccata alla terra come capitava nei luoghi dove sono nato e cresciuto. Adesso ho alberi da frutto e spazio per fare un bel giardino, farò un orto con l’angolo degli odori. Occorrerà  difendere l’orto da una presenza piuttosto singolare: la “spinosa”, ovvero l’istrice che scava buche e mangia radici . Nel campo c’è un pozzo antico, un pozzo artesiano con un’apertura tonda che si allarga a cisterna. Mi si prospettano mesi di intenso lavoro per rimettere in sesto il campo e per cominciare l’orto e il giardino.

23 giugno 2010  a Valeggio sul Mincio

L’occasione per tornare nel paese dove è nata mia madre e dove si sono sposati i miei genitori non è delle più liete, il funerale di mia zia Bianca. La zia dalla quale ero spesso ospite quando da ragazzo andavo a  trascorrere pochi giorni o settimane intere lontano da casa (ben 56 chilometri da Brescia, un lungo viaggio in littorina  …). Ho trovato il paese cambiato ma sono cresciute solo le case. Le case nuove si sono mangiate le fabbriche, i capannoni delle aziende artigiane, i giardini  e gli orti. Case , case e supermercati. Case anche lungo i contorni delle strade che  racchiudono i campi coltivati. Funerale con una messa cantata che dura almeno un’ora e poi il piccolo cimitero di Borghetto dove riposa quasi tutti i miei parenti e anche mio padre. Fotografo le iscrizioni delle lapidi, è l’unico modo per cercare di ricordare le date di nascita e di morte dei Frigo e dei Tratta. Poi parlo di mio nonno Francesco e di mio bisnonno che se n’è andato nelle Meriche e non è più tornato. Mia zia Letizia mi dice che venivano da Montebello Vicentino. E’ già una traccia per cercare di sapere chi era mio bisnonno emigrato. Da Montebello viene uno dei Mille di Garibaldi. E se fosse un parente?

 

19 maggio 2010 ForumPA

Entro al ForumPA su sollecitazione di un Ufficio del Comune di Roma che vuole premiare i funzionari e i dirigenti che hanno presentato 60 progetti per cercare l’eccellenza nell’amministrazione. Assessore capitolino, Dirigenti (qualcuno mi conosceva per quello che avevo fatto nel mondo della formazione), una platea di dirigenti e funzionari con netta prevalenza di donne. Interessante l’approccio, vogliono tener l’attenzione sulla persona, sulla sua ricchezza e sulla sua complessità anche quando viene ridotta ai minimi termini dell’impiego pubblico (almeno così si dice in giro…). A me sembra che l’impiego pubblico debba essere valorizzato in quanto più difficile e più articolato dell’impiego in organizzazioni private. Per la mia relazione avevo pensato ad una scaletta e poi l’ho  modificata. Vi allego i punti che intendevo trattare e che in realtà ho toccato solo in parte…

Il miglioramento organizzativo a partire dalle persone

 

 

  1. Un’Organizzazione non è altro che la forma che si dà all’agire collettivo. Nel caso dell’OdL l’agire collettivo è il lavoro.
  2. Il Lavoro non è altro che impegno dell’uomo per modificare la realtà esiste un interessante definizione del lavoro in fisica che noi trascuriamo…). Nelle società moderne, dall’Ottocento ad oggi, si è cominciato a parlare del lavoro solo in occasione del lavoro salariato, creando di fatto una barriera, o meglio, un baratro tra l’agire quotidiano fuori e dentro il contesto lavorativo;
  3. l’individuo , la persona, il cittadino che noi vediamo sul lavoro sono un tutt’uno con il cittadino che noi vediamo fuori del contesto lavorativo.
  4. Noi giochiamo tanti ruoli, abbiamo tanti “cappelli” ma siamo sempre gli stessi. Se ci fanno male i reni quando usciamo da casa, i reni ci faranno male anche in ufficio, se non sappiamo l’inglese quando siamo a casa, non lo sapremo utilizzare nemmeno sul lavoro (banale, vero?);
  5. per secoli i dipendenti pubblici sono stati dei soggetti preparati per vivere in un mondo a parte, con regole proprie, con diritti e doveri peculiari. Questo a creato a volte privilegi, a volte diffidenza, ha creato separatezza nel mondo del lavoro, una separatezza che si è riversata anche nella dimensione del sociale,
  6. negli ultimi decenni c’è stata una grande rivoluzione da questo punto di vista, scomparsi i privilegi, azzerate molte differenze in termini di modalità lavorative, rimangono alcune peculiarità, ad esempio:

-          i dipendenti pubblici sono più istruiti della media dei lavoratori italiani;

-          i dipendenti pubblici sono più scontenti della media dei lavoratori

-          i dipendenti pubblici fanno molta più formazione della media dei lavoratori

-          i lavoratori pubblici sono molto spesso lavoratrici

-          i dipendenti pubblici sono oggetto di attacchi continui per la loro presunta inefficienza, i loro uffici vengono dichiarati poco produttivi  e le azioni intraprese inefficaci,..

  1. In realtà chi lavoro nella PA svolge una funzione delicata sempre, in equilibrio precario tra organizzazione del lavoro (tante volte autoprodotta), risposta all’Amministrazione (alla politica che definisce i macro obiettivi)  e risposta ai bisogni espressi direttamente dai cittadini.
  2. Queste caratteristiche specifiche fanno sì che il lavoro per il dipendente pubblico sia più complesso, più difficile da definire, più impegnativo. Esattamente il contrario di quanto viene proposto da chi orienta (o prova ad orientare con i propri mezzi di comunicazione di pressione) l’opinione pubblica;
  3. l’Organizzazione (del lavoro) è solo un aspetto della vita lavorativa, perché l’agire collettivo è fatto di tanti momenti individuali che solo in parte si compenetrano e si integrano e si sommano.
  4. E’ illusorio pensare che l’Organizzazione sia il Tutto. Una buona Organizzazione è un organismo sociale che si riconosce in un sistema articolato di regole, di compiti, di messaggi, di input di diversa natura
  5. agire sugli individui per promuovere il miglioramento organizzativo non significa altro che alcuni individui si prendono la responsabilità di avviare con altri individui (con i colleghi) processi di crescita
  6. crescere e formarsi sono di fatto sinonimi.
  7. Avete mai visto qualcuno che impara se non lo vuole? E’ sempre nella relazione fiduciaria il valore che permette di innescare processi di miglioramento

 

13 maggio 2010 Ritorno all’ovile

A dire il vero di ovili ne ho visti tanti. Diversi da quelli nostri, italiani. Ovili senza un ricovero vero a meno una grotta del deserto non sia una buona “casa” per pecore e capre. Di ritorno dalla Giordania dopo un viaggio da “turista di lusso” durato dieci giorno e nove notti. Bello non sapere quasi nulla delle cose italiane per tanti giorni, solo notizie sportive, quelle arrivano ovunque. Amman, Jerash, Ajilin,  Madaba, Monte Nebo, il Giordano di Betania e del sito battesimale, il Castello di Kerak, poi la magica Petra, Petra, Petra !!! Poi il deserto del Wadi Rum, il Mar Rosso di Aqaba e il Mar Morto. A presto foto e considerazioni.

8 aprile 2010  Ma cosa pensiamo noi della politica? ( Ma anche della grande responsabilità dei giornalisti e ancor più di chi gestisce le notizie e la comunicazione.)

Mi verrebbe da scrivere di “noi” e di “loro” ma mi rendo conto che sarebbe eccessivo prendere una mia idea come fosse l’idea di “ una parte” contrapposta ad un’altra “parte”. In realtà volevo semplicemente commentare un fatto apparso oggi su Repubblica on-line. La notizia è questa: il neo-Governatore del Lazio ha espresso pubblicamente la propria rabbia per la morte per parto (per emorragia) di una donna laziale che aveva appena dato alla luce due gemelli. E non potendo intervenire direttamente in quanto ancora i risultati delle elezioni regionali non sono stati ufficialmente proclamati ha invitato il Ministro Fazio a mandare immediatamente una ispezione nell’Ospedale San Giovanni ( e forse anche alla clinica privata dove la donna ha partorito). Mi sembra molto grave che si muoia ancora di parto nel 2010 a Roma e credo che chi gestisce la Sanità nel Lazio abbia il dovere di intervenire per far luce sull’accaduto e per far sì che questo non accada più. Credo che ogni anno vengano “normalmente” effettuate centinaia e migliaia di verifiche e di analisi sulla correttezza dei comportamenti delle organizzazioni sanitarie laziali e del personale medico e  credo che la Regione abbia fatto il suo dovere ieri e oggi pur sottoposta ad uno stress continuo dovuto alla gestione difficile di un enorme deficit costruito negli ultimi 20 anni. Ma, mi chiedo, la politica, come “amministrazione”, perché tale è il compito di chi ha la responsabilità che deriva dall’aver vinto una competizione elettorale, deve necessariamente rincorrere le notizie più eclatanti? E chi decide il peso della notizia? Mi sembra che in questa Italia si stia giocando da anni questo gioco: i giornali e la televisione mettono in prima pagina ogni due-tre mesi un nuovo mostro, un “monstrum” , un fatto eclatante di cui tutti cominciano a parlare. Tutti a cercare sulle pagine del giornale e poi ancor più sul web. E tutti a leggere i dettagli, le telefonate, i commenti e tutti  a cercare Porta a Porta, Ballarò, Anno Zero, e così via…E chi ne parla diventa POPOLARE, chi viene chiamato a parlare di questi fatti che sono sotto il riflettore diventa un divo, diventa un richiamo. Sottrarsi al dovere di esprimere un parere o di partecipare ad un dibattito è per tutti un suicidio politico e pertanto sempre tutti insieme appassionatamente…… E così accade che ben presto le opinioni sostituiscono i fatti e gli opinionisti si trasformano in politici. Ma poi, quando sono politici che hanno responsabilità amministrative, non dovrebbero pensare all’amministrazione e lasciare ad altri il palco ? Invece penso che questa nuova generazione di politici intende amministrare la cosa pubblica dai salotti e dagli schemi televisivi piuttosto che dagli uffici dove sono impegnati migliaia di funzionari che hanno bisogno di essere valorizzati. 

I fatti  e le notizie non sono la stessa cosa. Noi viviamo di fatti quotidiani che si svolgono senza produrre alcuna notizia. La scelta di trasformare un fatto in una notizia e di costruire attorno alla notizia il “dovere” del commento e la richiesta di opinione è degli operatori dell’informazione. Ripensare a un diverso rapporto tra fatti e notizie dovrebbe essere un obbligo per tutti.

3 aprile Ma questa nostra Democrazia è il sistema che dà il governo al popolo?

Sicuramente la nostra Democrazia è il sistema migliore che si conosca, per ora. E’ il sistema che permette di delegare propri rappresentanti affinché questi operino per il bene della collettività senza che ogni momento si debba chiedere al popolo che cosa pensa in merito sia al singolo problema che alle possibili soluzioni da dare. Un governo serve e viene legittimato, nella nostra Democrazia, dalle elezioni che traducono i voti in maggioranze. E allora ci sono regole dettate in diversi periodi per favorire la costruzione di maggioranze (il più possibile stabili). In nessun paese europeo, mi sembra, oggi c’è al governo un partito politico che abbia ottenuto la maggioranza dei voti nelle elezioni politiche generali. Questo significa che nei diversi paesi governa quasi sempre una minoranza di voti popolari che si sono tradotti in maggioranze parlamentari in base a premi di maggioranza Così in altri paesi europei e così in Italia. L’attuale maggioranza “di governo” ha raccolto nel 2008 il 47% circa dei suffragi dei cittadini italiani. La maggioranza dei cittadini italiani ha votato per partiti politici che non aderivano alla proposta di Berlusconi e non erano disponibili ad alleanze con lui e con le liste che si definivano di “centro destra”. Da come il Presidente del Consiglio si è espresso e si è mosso dal 2008 in poi mi sembra di poter dire che il risultato del 2008 non sia piaciuto a Veltroni (che pur ha raccolto il 33% dei consensi) ma neppure a Berlusconi che da allora ha cercato di creare le condizioni per avere un partito che raccogliesse direttamente la maggioranza aritmetica dei consensi, ovvero il 50% più 1. La nascita del PdL mi sembra il segno di questa ricerca e di questa volontà. Che cosa significa questo? Che Berlusconi si fida sì dei sondaggi ma in realtà teme che a un certo punto il suo consenso possa scendere e così lui si troverebbe a dipendere ancor di più da un alleato scomodo come quello che si è scelto, ovvero la LegaNord. E torniamo alla democrazia e alle sue regole. La democrazia ha bisogno di regole ma le regole non sono neutre, non sono tutte buone così come non sono tutte cattive. Tutte le volte che introduciamo una procedura che traduce una realtà (un linguaggio) in un latro linguaggio trasformiamo il senso delle parole e dei concetti stessi. Così noi abbiamo, con queste regole,  una democrazia zoppa perché troppo preoccupata di garantire la governabilità piuttosto che la rappresentatività. E questa nostra Democrazia zoppa permette a Berlosconi e ai suoi di parlare di “sovranità popolare” come se questa fosse una espressione dello stesso valore dell’espressione “democrazia parlamentare”. Sarebbe bene ricordare che oltre al modello democratico di stampo occidentale noi (o molti di noi, o alcuni di noi) ci siamo battuti e schierati, in altre epoche storiche, per un altro modello, quello della “dittatura del popolo”, un popolo operaio, fatto di proletari senza patria, ma pur sempre una dittatura del popolo e in nome del popolo. E c’è da dire che molti, addirittura tutti, o quasi, in Italia e per vent’anni si sono schierati per una particolare forma di dittatura “popolare” chiamata fascismo. Invocare e cercare con pervicacia la maggioranza assoluta (e non la maggioranza relativa) dei consensi è  quasi come invocare una sorta di dittatura, non per nulla Berlusconi parla di “investitura” da parte dei cittadini che lo hanno votato e quindi voluto nel 2008. Ma qual è la “veste” che lo copre a partire dal 2008 ad oggi? Quella che abilmente lui tesse giorno dopo giorno per poter sfuggire alla vista dei suoi concittadini. Chi ha fatto vedere oggi che il “re è nudo”? L’opposizione, si certo, ma ancora di più la Lega. E Berlusconi non può non essere MOLTO arrabbiato con la Lega e con il suo amico-nemico Bossi. E’ la Lega che per ora ci salva dalla deriva populista e dittatoriale che è connaturata nel nostro attuale Presidente del Consiglio. Una attenzione lla Lega e alle sue mosse è indispensabile per capire quali margini di manovra sono permessi anche a noi che siamo la maggioranza degli italiani ma che ci siamo trovati minoranza e opposizione per quella particolare forma di Democrazia che noi stessi ci siamo dati.

30 marzo L’IMMAGINE BATTE LA PAROLA (SCRITTA)

A risultato acquisito e con la perdita di importanti regioni da parte del centro sinistra mi viene spontaneo fare un commento a caldo. Ha vinto chi ha evitato di parlare di cose concrete e di programmi e ha perso chi ha parlato (e scritto) di Futuro, Sviluppo e Lavoro. Ha vinto chi ha raccontato favole, ha vinto chi è stato più immaginifico. E questo soprattutto a destra ma, lo si vede in Puglia, anche a sinistra. Vince non chi spiega alla mente in modo razionale lo stato delle cose e la strada per migliorare la situazione data. Non vince chi parla del presente, della vita corrente, dei problemi di tutti i giorni (avete sentito Bersani parlare degli operai che si alzano alle 5 di mattina ….sembrava parlasse di una particolare tribù detta “degli operai di fabbrica”), del costo del pane, del mutuo, eccetera eccetera, vince chi fa intravedere un Eden appena dietro l’angolo, cioè all’indomani del voto, cioè oggi. Al Nord vince chi non parla più dello Stato ma che costruisce per immagini (ricordate Pontida?) un nuovo Nord con Regioni che si fanno Stato e con Comuni che si fanno Autonomie (locali). Un Nord senza Roma e che può fare anche senza il troppo paludato PDL che sa tanto di sovrastruttura. E questo Nord vuole eliminare le sovrastrutture così come vorrebbe eliminare anche un certo liberismo di facciata per poter riprendere una tradizione di buon governo che viene direttamente da Maria Teresa, cancellata troppo presto dalla memoria collettiva di questo Nord  ancora alla ricerca della vera identità, a mio parere. Svincolata dal PDL la Lega nel giro di pochi anni, con la nuova responsabilità regionale, cambierà e occorrerà capire bene la sua evoluzione.

Per il resto, possiamo dire che il PD esce sconfitto, senza dubbio alcuno, da questa tornata elettorale. E se a Roma avessimo avuto la Lista provinciale PDL la sconfitta della Bonino sarebbe stata ancora  più evidente. Il PD sta facendo il percorso del gambero, dalla nascita del partito e dal lancio di Veltroni alle politiche del 2008 il patrimonio di voti si è disperso nella misura del 25%. Un quarto dei voti, da 4 a 6 milioni di cittadini che non votano più PD. E non lo votano alle europee e non lo hanno votato alle regionali. Come mai ? Credo che anche in questo la risposta non sua troppo difficile: la dirigenza nazionale del partito non è in gradi di dialogare con gli apparati regionali, i coordinamenti regionali e provinciali non hanno un reale peso e a Roma, il coordinamento cittadino è schiacciato dal peso delle oligarchie di partito che, in occasione di queste elezioni, si sono trasformate in veri e propri partitini nel partito al punto di oscurare il simbolo del partito nelle affissioni per le regionali. E i Circoli PD si sono schierati chi per uno e chi per l’altro dei candidati, e poi si sono anche divisi al loro interno….  Negli avvenimenti di questi due ultimi mesi c’erano tutte le premesse per questa sconfitta. Il nuovo Coordinatore cittadino romano del PD, Miccoli, nei suoi incontri pubblici aveva chiarito che si poteva vincere con la Bonino solo se a Roma il PD avesse raccolto almeno 200.000 voti in più dell’avversario politico. Questa era la lezione appresa dalle precedenti votazioni regionali in occasione della vittoria di Marrazzo. Ma Miccoli si è dimenticato di dire che l’arco dei partiti che sostenevano Bonino era radicalmente mutato, nel frattempo, rispetto alla precedente tornata e non è stato in grado di dire come si potevano recuperare gli indispensabili 4 punti percentuali a Roma, rispetto alle europee. Il Coordinatore non è in grado di  entrare nel merito delle strategie dei diversi candidati che hanno iniziato la propria personale campagna sui muri della città prima della definizione della lista, esattamente come hanno fatto molti consiglieri del PdL. Un Coordinamento costretto a  mettere ,mano all’organizzazione, alle finanze, alle regole per la presenza nei territori non è un Coordinamento che può costruire fra i cittadini quella fiducia e quella speranza che alla base del successo degli attuali vincitori della contesa.

Vince il Poeta in Puglia, vincono i venditori di sogni in giro per l’Italia, vincono quelli che si alleano con i poteri forti al Sud (e qui le sconfitte non necessariamente devon far male, credo che faranno bene alla democrazia e alla sinistra..), vincono quelli che aspirano alla somma semplificazione che prevede nel futuro regioni forti senza Stato.

Siamo da tempo entrati nel mondo dell’audiovisivo, che significa il mondo delle immagini accompagnate da suoni  e voci e vince chi costruisce l’audiovisivo (la favola, l’immagine e l’immaginifico attorno alle persone). La gente non legge molto, non è molto abituata alla parola scritta, chi aspira al razionale rappresenta una minoranza. E in politica questa minoranza si traduce in voti: un quarto dell’elettorato al PD e un 15 %  suddiviso tra altre formazioni di sinistra. Ed è un errore pensare che il problema consista soprattutto nella proprietà dei mezzi audiovisivi. Certo questo è un dato rilevante, ma a mio avviso, contrariamente a quanto pensino i più, non decisivo. C’è qualcosa di più importante e di più radicale: nel centro sinistra e nella sinistra in generale manca chi (il leader, o, meglio, i leader) sappia uscire dalle pagine del libro per portare tutti quanti verso un isola felice. L’isola è il futuro e se anche nel libro viene chiamata “l’isola che non c’è” per chi va in viaggio con Peter Pan e con Campanellino, quell’isola sicuramente c’è.

Meditate gente, meditate.

28-29 marzo ELEZIONI, ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA

Al seggio come rappresentante di lista del PD ho visto una nuova generazione di scrutatori e di Presidenti, giovani e abbastanza preparati. Qualche faccia strana e giovani spinti dai partiti a coprire questi posti anche in vista della remunerazione (scarsa in questo caso) ma sempre giovani corretti. Corretti anche , in generale, i comportamenti di tutti i rappresentanti di lista. Ho notato per la prima volta i “rappresentanti” dei singoli candidati  presenti in alcune liste (PD, IDV, Destra e Polverini), interessati solo a raccogliere quelle preferenze. Si temevano pressioni ma nelle 4 sezioni che io ho curato debbo dire con piacere che tutto si è svolto nella massima correttezza e nel massimo fair play.

IL POPOLO DELLE LIBERTA’ VA IN PIAZZA

Le parole d’ordine: contro le MENZOGNE, L’INVIDIA, L’ODIO

Per abitudine  e per antica prassi, l’opposizione scende in piazza CONTRO e chi governa (in genere NON) scende in piazza per dare un sostegno a chi ha la responsabilità di fare le scelte.

Ci si sta abituando a nuove abitudini e allo stravolgimento  non solo delle regole ma anche della prassi: in questi giorni l’opposizione è PER e la maggioranza è CONTRO !. Rimane da capire dove sia la POLITICA in questo scendere in piazza di sabato 20 marzo 2010. La POLITICA è stata del tutto ACCANTONATA per una scelta precisa: non si parla alle menti ma si parla agli utenti. Manca poco che si evochi ORGOGLIO, PREGIUDIZIO, SEDOTTA, ABBANDONATA, AFFAMATA, e perché no, ECCITATA. La folla non parla, e alla folla non si parla, di sviluppo e nemmeno di futuro. Si parla dei SETTE VIZI CAPITALI e, ovviamente, l’opposizione li esercita tutti, li frequenta tutti assiduamente. Che cosa fa il centro sinistra? Facile a dirsi: dice menzogne, esprime invidia per chi è più bravo e più capace di trar fuori l’Italia e gli italiani dalle difficoltà (e ovviamente invidia per il ricco), e esprime odio al punto di volere la morte del premier.

Ho sempre più l’impressione che si cerchi di prendere l’italiano per la “panza” e soprattutto per quello che si nasconde sotto di questa.

Linguaggio pre-politico, parole d’ordine scritte dagli sceneggiatori del Grande Fratello, appelli alle masse. Finiremo all’ammasso?

 

IL POPOLO VIOLA, L’OPPOSIZIONE, IL CENTRO SINISTRA in piazza

Le parole d’ordine : FUTURO, SVILUPPO, LAVORO

E’ un popolo che vuole esprimere le proprie opinioni e che vuole spazi per poter dire ed ascoltare. Ascoltare chi esprime il proprio pensiero anche attraverso i mezzi tecnici che noi, per  scelta, abbiamo deciso che fossero pubblici.

In piazza per farsi sentire, per parlare, per dare al popolo, quindi a noi stessi,  una speranza di miglioramento.

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8 marzo 2010  LA RADIO è SOFT, LA TELEVISIONE è HARD

Potrei dire che me ne sono accorto solo oggi, forse non è proprio così ma ora la cosa mi si prospetta in modo più chiaro.

Ormai gli apparecchi radio sono diventati una rarità. Nessuno compra più una radio. Si comprano telefoni cellulari che permettono di sintonizzarsi sui canali radio, si comperano lettori MP3 e 4 che permettono di ascoltare anche la radio. Si acquistano ancora le autoradio, o meglio, si acquistano vetture che hanno incorporato un apparecchio che permette anche di ascoltare i programmi della radio. Gli apparecchi radio sono ormai oggetti che si vedono (più che oggetti che si vendono) enei mercatini dell’usato. E allora, la radio se non è più un elettrodomestico che cos’è? La radio è diventata un insieme di idee che danno vita a progetti che diventano programmi che poi, tramite teconologia e , soprattutto, intervento di operatori e di artisti e di intellettuali, vengono diffusi.

La televisione invece che cosa è diventata? Ha cambiato la forma ma è pur sempre una scatola. Una scatola sempre meno a tre e sempre più a due dimensioni. La forma del fuori, della scatola è ancora importantissima, e lo spazio che deve occupare in casa è ancora determinante. Ci sono anche  dei programmi che vengono proiettati e quindi messi in onda. Ma anche questi, in molti casi, non vengono definiti “contenitori”?

8 marzo 2010  OTTOMARZO?

Alla radio, che ascolto  questa mattina con l’auricolare mentre pedalo sulle colline della campagna romana, si trasmettono due brevi interviste sul significato attuale della festa dell’ottomarzo. Al microfono le due donne che dirigono l’Unità e il Secolo d’Italia. Sono curioso di sentire le due diverse sensibilità. Inizia la “Direttora” de Il Secolo d’Italia :”occorre riprendere con l’ottomarzo di lotta, non è il momento di fare festa. Le donne stanno perdendo posizioni e negli ultimi anni la situazione non è migliorata, anzi è peggiorata”. Poi è la volta della “direttora” dell’Unità :”noi abbiamo pubblicato questa mattina cinque storie o interventi di donne che esprimono le loro posizioni. Hanno posizioni diverse….”

In serata, mentre si aspetta la decisone del TAR del Lazio sul ricorso del PDL in materia di liste elettorali l’Ocse ha fatto sapere che , fra i 30 paesi che fanno parte dell’Organizzazione, l’Italia è davanti solo a due paesi (uno è il Messico, l’altro non  mi sovviene) per quanto riguarda il lavoro femminile.

4 marzo 2010    I PASTICCIONI IN PIAZZA e il MARCHESE DEL GRILLO

Mentre scrivo i candidati della lista Polverini stanno parlando in piazza a Roma. Chiacchierano di cose che non sanno. Di diritti. Di sanità. Di lavoro. Di scuola.

Ricordo la Regione Lazio di Storace. Ultima delle regioni del Centro per utilizzo dei Fondi Strutturali, con scandali continui in materia di sanità (ricordate Lady ASL ? Ricordate l’Assessore Simeoni, ricordate gli altri che sono stati già condannati ?). Ora la Regione ha una politica di Welfare efficace e ha migliorato in generale le sue performances. Ha ancora tante lacune, è stata gestita male per troppo tempo e il peso di Roma sulla regione è eccessivo per poter costruire una politica veramente efficace. Il Lazio soffre di essere la più grande regione italiana  del Mezzogiorno (basta vedere le comunità delle diverse “nazioni” di calabresi, abruzzesi, pugliesi, siciliani….), il luogo ideale per trovare una risposta alla penuria di posti di lavoro che soffre da sempre il Sud. E c’è da dire che anche gli ospedali romani sono frequentati tanto dai laziali quanto da cittadini che provengono da tutte le regioni del Mezzogiorno, aumentando anche in questo modo deficit strutturali e deficit economici….. E’ normale che si vada alle elezioni per potersi contare e magari anche per potersi confrontare. Le regole però ci sono e vanno rispettate. E invece anche in questo momento si cerca di trasformare le informazioni oggettive (ci sono immagini, c’è un video, ci sono molti testimoni oculari…) in un raccolto costruito ad arte e si vuole mettere la sinistra e il centro sinistra di fronte alla necessità di rivedere le regole. Mi sembra una storia che si ripete con lo stesso cliché da anni. Se le regole non volgono a mio favore io le modifico. Qualcuno oggi ha ricordato il Marchese del Grillo. Credo sia effettivamente l’ispiratore della linea politica e della linea d’azione di  chi oggi protesta in piazza facendo la voce grossa. Li ascolto e sento tanta retorica ma soprattutto sento che alzano la voce.

La differenza tra il Popolo che adesso è in piazza e il Marchese del Grillo è che lui era convinto veramente di essere diverso (“io so io e voi nun siete un ca..o…”) e non aveva bisogno di alzare la voce, loro, invece, alzano il tono perché devono mettere paura. Paura a chi? Ai cittadini o alle istituzioni ? C’è già stato uno, cui molti di quelli che sono in piazza pensano come a un loro maestro e come a un grande statista, che affermava a gran voce  “me ne frego”. Sento intorno una gran voglia di olio di ricino e penso che oggi è soprattutto una brutta giornata per la democrazia.

 

22 febbraio 2010  LE TASSE SONO AUMENTATE

Esistono i fatti oggettivi?

Il mio primo Professore di Sociologia a Trento, a Novembre del 1965, si chiamava Giorgio Braga. Non penso sia stato un grande sociologo, ma è stato sicuramente un individuo attento alla inevitabile commistione di diversi saperi. Nelle sue lezioni,  e nel suo testo che dovevamo studiare quasi a memoria, si poneva l’accento sul fatto che la Sociologia esiste nella misura in cui l’uomo  può (e a quel punto deve) superare l’approccio solipsistico. Superato questo ostacolo la società comincia ad essere intelligibile e analizzata con metodo scientifico.

Ora, venendo a noi. Cosa sta capitando a me, e in senso traslato, a noi, visto che mi si applicano regole di ordine generale e non costruite su misura per il sottoscritto, in materia di tasse. Ho scoperto con grande disappunto che nel passaggio tra il 2009 e il 2010 la mia pensione è diminuita su base mensile di ben 80 euro. E io che mi aspettavo un aumento dovuto all’applicazione anche al sottoscritto del contratto siglato nel 2009 (ma con effetti retroattivi sugli anni precedenti, con effetto quindi di aumento della pensione lorda, di poco, ma positiva per almeno 12 euro al mese) ho scoperto, analizzando le voci del mio cedolino mensile della pensione che: 1. l’Irfef generale (nazionale) è aumentata di 9 euro, 2. è stata introdotta un’addizione  Irpef regionale pari a  56 euro (per la precisione 55,98) e, 3. è stata introdotta un’addizionale Irperf comunale pari a 20 euro (per la precisione 19.99, come per i prezzi del supermercato). Alla fine 80 euro di meno, tondi tondi.

Conosco i problemi e i numeri della crisi della Sanità del Lazio e mi aspettavo il sacrificio, quello che vorrei sapere tra quanti questo sacrificio è distribuito.

Non avevo avuto avvisaglie invece della seconda addizionale? Perché? 

E anche in questo caso, chi paga? La risposta è semplice: come sempre, i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono reagire e non si possono sottrarre alla ritenuta alla fonte. Il mio caso è esemplare, nessuno mi ha annunciato quanto stava accadendo. E chi doveva farlo? Lo stato centrale per la sua parte, ma la consegna è parlare solo della riduzione delle tasse. La Regione per la sua parte, ma la crisi della sanità ha tanti, troppi responsabili, ed è difficile che costoro si facciano avanti. Il Comune per la sua parte, ma per mesi si è parlato del buco lasciato da Veltroni e poi il buco è scomparso. Nessuno ha piacere nel parlare delle difficoltà economiche e finanziarie della propria famiglia, figurarsi delle crisi e dei deficit delle collettività.

Intanto le tasse aumentano e si spera che se ne accorgano tutti coloro che, tra un programma televisivo di intrattenimento e un altro, tra un “contenitore” e un altro, trovano ilo tempo e lo spazio per fare due conti per accorgersi che la loro personale situazione oggettiva è peggiorata. Dalla situazione personale specifica i cittadini potrebbero passare alla condividere con  altri cittadini questa constatazione. E’ a quel punto che scatta la molla che crea una convinzione comune, una posizione che si può trasformare in politica. Comunicando gli uni agli altri, al di fuori dalla dipendenza dalla televisione si può riprendere a costruire opinioni a partire da fatti oggettivi.

A quel punto si potrebbe scoprire che il Paese è più povero e non tanto per la crisi finanziaria eccezionale dei due anni trascorsi. E’ più povero per l’eccesso di malgoverno e per l’assenza di un progetto per il presente e per il futuro del paese.

Un dato oggettivo: nel 2001 il PIL pro-capite (prodotto interno lordo per abitante) in Italia valeva il 217% della media europea. Gli italiani erano più ricchi dei cittadini di molti paesi europei. Poi sono entrati molti nuovi paesi nell’Unione Europea e il valore della media del PIL si è abbassata. Invece di crescere e migliorare la nostra posizione in Europa ora è la seguente: il PIL pro-capite italiano è, seppur di poco, sotto la media europea. Ovvero: gli italiani sono tra i poveri d’Europa.

Povera Italia! E poveri gli italiani.

13 febbraio 2010  L’emergenza continua (e l’ideologia mascherata da altro, avanza..)

Si sa che gli italiani sono grandi nelle emergenze. Sono in genere pigri e poco attenti ma quando crolla un ponte, un terremoto abbatte un centro città, un’accidente riempie di sporcizia le nostre strade, una Olimpiade oppure un Mondiale si avvicina, gli italiani si scoprono veloci, velocissimi, capaci, capacissimi di predisporre tutto per l’ora in cui si accedono i riflettori. Per anni ho seguito anche progetti europei: eravamo gli ultimi nelle sperimentazioni e negli approfondimenti ma i primi a organizzare pranzi e cene. Gli italiani sono cambiati? Gli italiani non cambiano. Hanno trasformato tutta la normalità in emergenza. Hanno eliminato la normalità, la trattano come fosse una malattia. Una malattia del culturale d sinistra. Guai a parlare di normalità, guai a volere un  paese normale. E quando qualcuno invoca la Germania per un confronto che cosa ci vien detto? Ma perché parlare di “quel” paese così diverso da noi?  Eppure la scelta dell’Euro, la scelta del nuovo trattato dell’Unione Europea ha un senso: quello di una volontà comune per una economia che si regge su delle regole, una società che rispetta le leggi, dei paesi che si costruiscono su istituzioni rispettose delle prerogative dei propri cittadini, su dei cittadini che chiedono il rispetto dei propri diritti,… Ne parlo per via del caso che tocca il capo della Protezione Civile e della leggerezza con cui questo caso viene trattato dal governo attuale. Per l’ennesima volta si riscrive la storia. E la storia la riscrive chi ha vinto le ultime elezioni. Le ha vinte, è vero, ma non le ha stravinte, come è uso dire. La sua coalizione non ha superato il 48% dei consensi. E’ la legge elettorale, il “porcellum” che ha tradotto quei voti in una maggioranza schiacciante e questa maggioranza che ha fatto con questo consenso? Ha avvicinato l’Italia all’Europa o l’ha allontanata? Siamo i fanalini di coda, se si escludono Grecia (alla bancarotta), Portogallo, e Spagna e lo dice Draghi, il Governatore della Banca d’Italia, che se continua così a dir le cose come stanno verrà dal Presidente del Consiglio iscritto d’ufficio alla CGIL, nota organizzazione  succursale dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). E passo ad un caso personale. Nel 1993 dovevo acquistare un appartamento perché quello in cui vivevo era stato messo in vendita. Come tutti in questi casi mi sono trovato di fronte alla scelta: mutuo a tesso fisso o a tasso variabile? In una scelta di questo genere entra in gioco la visione del futuro che si ha in quel momento. Sapevo che in Germania e in altri paesi europei i mutui per la casa erano tra il 2 e il 4%. In Italia eravamo tra i 15 e il 18%. Guardai avanti e vidi la possibilità di un cambio politico e di una scelta di centro sinistra che avrebbe avvicinato l’Italia ai paesi dell’Europa Centro-Settentrionale connotati da un buon welfare e da un costo del denaro contenuto. Scelsi il tasso variabile  e mi è andata bene: i mutui con Prodi e con le varie coalizioni di centro sinistra e poi con l’Euro sono scesi e l’Italia era diventata un paese quasi normale. Ora c’è la rincorsa a chi mette in discussione con più forza e con più voce le conquiste a favore dei cittadini italiani. Ma perché tanti cittadini non si accorgono di quanto sta accadendo? Dobbiamo sempre invocare PP Pisolini e le sue analisi sul pericolo rappresentato dalle nuove ideologie di massa veicolate da quell’oggetto che ogni tanto tendiamo a trattare come un elettrodomestico e che invece rappresenta per la maggioranza degli italiani: il giornle, il libro, il cinema, il gioco, il vicno di casa, il componente del proprio nucleo  famigliare, il riempitivo degli spazi di riflessione, la tribuna politica, il circolo culturale, …..

 

17 gennaio 2010 Il Papa e gli Ebrei

Oggi il Papa è in Sinagoga.

Cristo andava al Tempio.

Cristo ha parlato nel Tempio.

Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio.

Cristo non era amato da chi stava al Tempio.

7 gennaio 2010

“Ce la faremo  a perdere le elezioni regionali nel Lazio anche senza correre con un nostro candidato?” ( Il PD)

“L’ignoranza è più pericolosa della cattiveria”(Semprevero)

“Diamo già tanto sostegno alla Magistratura, perché dovremmo  dare sostegno anche ai magistrati?” (La Maggioranza)

6 gennaio 2010

Il Mondo deve essere Concavo

Nell’anno nuovo ci siamo entrati come sempre di botto. Nel senso che anche quest’anno non sono mancati i botti rumorosi e colorati. Pioviccica e si sta sulle montagne russe con il termometro. Nel giro di una giornata sembra di passare attraverso almeno tre stagioni diverse. Forse l’Italia si è trasferita verso il Belgio, o, ancora di più, è diventata una penisola irlandese. Passano le nuvole, stendono pozzanghere un po’ ovunque e poi si aspetta il sole che fa riflettere il cielo e gli edifici come fosse tutto un gioco.

E come un gioco ricomincia il confronto politico. Tutti a corteggiare il centro. E il centro diventa sempre più Centro. Un Centro che sgomita per rimanere lì, possibilmente da solo. Il Centro vale tanto e da lì il mondo deve essere più bello, se tutti sembrano provare un po’ d’invidia per chi si è già installato lì.

Ma perché il Centro dovrebbe rappresentare un valore,  e per chi?  Il Centro è un valore solo se il mondo , la cultura e la società (e quindi la politica) si possono rappresentare come uno spazio concavo. E allora il peso, la gravità, soprattutto se il terreno è reso viscido (mi par di vedere tanti piccoli untori che ungono di grasso il mondo per far scivolare meglio…) porta tutto quello che ha un peso verso il basso. E quindi verso il centro. Un Centro dove vedo tanta gente che va a sbattere l’una sull’altra. Tanti corpi pesanti. Non necessariamente tanti pensieri (che, come sappiamo, son leggeri..)

E invece il Mondo deve essere Convesso

Guardate il profilo di una città come Roma. E’ pieno di cupole. Ogni tempio ha una cupola. Pantheon, Sant’Andrea della Valle, San Pietro, …..L’uomo tende verso l’alto e costruisce cupole. Cupola = Convesso. Il peso non cade verso al centro ma si scarica sui lati. La forza sta nei lati. Si rafforzano i contrafforti quando si vuole avere una grande costruzione che tende verso l’alto. Dai costruttori del pantheon ai costruttori delle Cattedrali più importanti il problema da risolvere è sempre stato il modo corretto di scarico del peso verso i pilastri e verso i contrafforti. Se si guarda avanti e si cerca l’Alto, occorre sapere costruire un mondo Convesso. In questo mondo il Centro è solo un punto. Un valore astratto. Non c’è posto per nessuno. E invece intorno ci sono solide colonne e c’è area e c’è perimetro e c’è dentro e fuori, c’è dialettica e c’è confronto. Vicinanze e distanze. Aria e sole. Ma se il Mondo che guarda in alto (dove ci sono i Valori, dove c’è il Futuro, dove c’è il Pensiero…) è Convesso, perché cercare sempre questo centro? In centro ci si passa ogni tanto, ma come per i Saldi in questi giorni, ci si accorge che c’è sempre troppa gente. E tanti sono di passaggio. Con tutta questa gente che passa che si può costruire? Poco, credo.

E allora, giriamo alla larga. Dal Centro

31 dicembre 2009

AUGURI

Sta finendo questo 2009 di crisi per il mondo e di passaggio critico per me. Primo anno passato in pensione, lontano dal mio usuale posto di lavoro, lontano dalle vecchie abitudini. Un anno passato a costruire nuove abitudini o a trovarne altre, costruite come un abito dalle circostanze, dagli impegni famigliari, da qualche piccolo impegno di lavoro. Da qualche piccolo impegno.

E allora, qualche ora prima del cenone di Capodanno al Casaletto (sulla Palombarese, oggi sono passato in bici a vedere dov’è e com’è)  AUGURI a tutti quelli che:

- sono come me, un po’ scontrosi, un po’ complicati, un po’ seriosi, un po’ insicuri, amanti delle pause più che della velocità, amanti del ritmo della bicicletta, della fatica onesta, del viaggiare, un po’ curiosi del nuovo, che non si accontentano mai, che il bicchiere lo vedono…..

- non mi assomigliano per niente, ai simpatici, a quelli aperti a tutti, a quelli che vivono un po’ fuori di sé, a quelli che corrono anche se non hanno ancora deciso dove andare, a quelli che si accontentano e che vivono contenti e  pensano che “basta la salute e ‘n par de scarpe nove…” ;

AUGURI a quelli che si battono per le cose  che contano: sé stessi, gli altri, la famiglia, gli amici, i vicini, i popoli lontani, quelli che hanno di meno quelli che non hanno niente, quelli che hanno perso tutto, quelli che hanno perso anche la speranza

AUGURI agli italiani,. Perché non è vero che sono i peggio, invece  è vero che sono i più scontenti. Sembra che i più scontenti siano quelli che vivono in posti dove le disuguaglianze sociali ed economiche siano alte o stiano ancora crescendo. In questa nostra Italia, anche un pensionato come me si trova ad essere collocato fra il 5% degli italiani ricchi. E allora AUGURI  a tutti gli italiani che muoiono di fame perché guadagnano meno dei propri dipendenti e collaboratori. Stapperemo una bottiglia di spumante per gli italiani che appartengono alle categorie in difficoltà: i titolari delle imprese industriali, i banchieri, i proprietari di catene di negozi, i proprietari immobiliari. E anche a tutti quelli che hanno messo i loro soldi in Borsa: nel 2009 hanno guadagnato circa il 20% ma una piccola parte viene tagliata dalle tasse….AUGURI agli italiani che hanno fatto rientrare in patria (si fa per dire…) 95 miliardi di euro che per un po’ di anni hanno “lavorato” all’estero. AUGURI anche ai milioni di italiani che  all’estero ci sono andati per lavoro.

AUGURI ai nuovi italiani dalla pelle nera, dalla pelle gialla, dalla pelle bianca ma con i capelli o troppo biondi o troppo neri, con gli zigomi alti o con la camminata sghemba. AUGURI a quelli che hanno un lavoro ma non hanno na casa e a quelli che hanno una casa ma non potranno vere un lavoro regolare perché nemmeno gli italiani che lavorano con loro un lavoro regolare ce l’hanno.

AUGURI a quelli che stanno sui tetti per difendere il proprio diritto ad un lavoro. Li ho visti in televisione: mi assomigliano. Non sono tanto gli operai ad aver problemi, sono i tecnici, i ricercatori. I figli di questa Italia che prima ha “investito” su di loro, li ha mandati all’Università, li ha fatti crescere professionalmente e poi ha semplicemente tagliato loro l’erba sotto i piedi togliendo valore al loro lavoro e alle aziende nelle quali sono cresciuti.

AUGURI a chi a responsabilità di governo. La “governance” oggi è sempre più importante, la nostra vita è fatta di segmenti e ogni risposta collettiva necessità di funzioni complesse. Servono persone capaci per avere un buon governo. Servono persone che abbiano competenza e che dialoghini con i cittadini. Un augurio per tutti quelli che dovranno decidere dov’è il limite tra pubblici e privato. Sperando che non ci “privino” del pubblico, così come stanno facendo mettendo sul mercato tutto quello che è nostro. I beni culturali, i patrimoni abitativi, i territori del demanio, le caserme dell’esercito e  adesso anche l’acqua dei nostri fiumi e dei nostri laghi.

AUGURI a tutti quelli che credono ancora nella DEMOCRAZIA. A quelli che sono convinti, come me, che la democrazia è un esercizio quotidiano e che vive e si sviluppa prima fuori dalle istituzioni e poi dentro di esse. Una democrazia che usa il momento del voto come fase del confronto ma che si esercita nei luoghi di lavoro, nella famiglia, nella scuola, nel vicinato.

AUGURI a quelli che hanno i capelli bianchi, sperando che siano saggi e ancora si sforzino di capire il nuovo e le nuove generazioni e non pretendano solo il “rispetto” (ma poi, rispetto a che, il rispetto?....)

AUGURI ai più giovani, perché loro non lo sanno, ma sono pochi e forse è anche per quello che sono coccolati. Sono pochi e rischiano di rimanere isolati. Ad uno ad uno. Oppure in piccoli branchi. Ma non sono lupi, sono piuttosto agnelli, e devono stare attenti ai buchi neri che li possono risucchiare verso il nulla. Un augurio perché costruiscano catene umane, perché si prendano per mano, perché si guardino negli occhi, perché riscoprano il piacere di ridere per niente. Senza il bisogno di passare attraverso qualcosa che non sia l’attrazione dell’uno verso l’altro.

AUGURI anche a quelli che credono in questi mezzi che sto usando in questo momento, a quelli che sviluppano programmi per far comunicare, per aiutare questa nuova forma di linguaggio democratico.

AUGURI ai miei 25 lettori. Forse oso troppo a pensare che  siano veramente 25. In qualunque posto siate, AUGURI per la vostra e la mia FELICITA’.

 

25 dicembre 2009  Natale

Il Natale, lo sanno tutti, lo sanno anche i bambini,  è una festa particolare. Se non stai attento ti avvolge, ti cerca lui e ti copre con le sue tante sciarpe di lana. Ti cerca, ti scopre e poi ti copre. Se stai attento lo vedi e te ne accorgi, se sei distratto, non te ne accorgi ma succede sempre. A prescindere.

Tu  sei lì che pensi che è dicembre, che i è quasi alla fine dell’anno e sarà l’occasione di fare un po’ di conti con te stesso. E mentre guardi avanti, intanto giri per cercare un piccolo regalo, mentre fai i conti col gelo, cominci a far la spesa per la cena e per il pranzo di Natale.

E poi arriva la vigilia, e  vedi i parenti e quelli che non vedi li senti e li saluti. E poi il Natale. E non puoi farne a meno.

Noi il Natale ce lo portiamo dentro. E’ vero che ci avvolge, ma perché è un prolungamento dei nostri stessi primordiali sentimenti e delle nostre primigenie emozioni.

Noi siamo nati con il Natale addosso, ci siamo cascati dentro da bambini, che neanche sapevamo di esistere. Ed è per questo che oggi siamo a Natale  non in un altro tempo e in un altro giorno.

Per festeggiare, anche noi siamo stati alle prese prima coi fornelli e  poi con la tavola. E per quelli che non c’erano ho scritto il Menu del pranzo. Eravamo in 10 e non vi stupirete se vi dico che è avanzato qualcosa                                 

           Menu di Natale 2009

 

 

Antipasti                                                         Vini

 

Affettati di : Salame Felino, salame napoletano piccante, salamella dolce 

Stuzzichini di formaggio con pistacchi  noci e nocciole

Olive schiacciate calabresi, Olive dolci e al forno                     Chardonnay Brut - Terre dei Santi

Crema di carciofi al tartufo, Patè  di fegatelli alla maremmana

Insalata russa

 

Primo

 

Tortellini in brodo                                                       Rosso di Montanello     -  Stefanoni

 

Secondi

 

Bollito misto (Manzo, Vitella, Gallina,polpettone lesso) con salsa verde e Mostarda di Cremona

 

Faraona al tegame

 

Abbacchio al forno con patate                                      Barolo 2002 – Le Terre del Barolo

 

                                                                                                  Sperss Langhe 1996 - Gaja

Insalata di rinforzo                                                            

 

Dolci

 Struffoli napoletani      fatti in casa                                       Leatico      -  Stefanoni

Pasta reale

Canditi e nocciole al cioccolato fondente

 

Frutta

Leechis

Ananas

Mandarini

Datteri di Israele

Frutta secca

 poi arriva la vigilia, e  vedi i parenti e quelli che non vedi li senti e li saluti. col gelo, cominci a far la spesa per la c

24 dicembre 2009 Vigilia di Natale

Più che augurar AUGURI

Augurar non so

 22 dicembre 2009

L’Italia è divisa. Al Nord ancora a fare i conti con l’emergenza neve e ghiaccio. A Roma ci sono 14 gradi in più di ieri. E’ arrivato l’inverno da due giorni.

Evviva , è arrivata la Primavera.

Le quattro stagioni sono tre, estate e inverno.

21 dicembre 2001 ancora NEVE e gli aeroporti son chiusi.

Mancano i mezzi per “sbrinare” aerei e piste, le porte dei treni, ghiacciate, non si aprono. L’AD delle Ferrovie si difende: “noi aperti e viaggianti, con pochi problemi di ritardo, negli altri paesi non si viaggia”.

Ci sarebbe da far polemica a iosa. La linea del momento è quella di privilegiare l’amor di patria.

Tutto va ben madama la mar……., tutto va ben…..

Mentre il costo dell’investimento delle Ferrovie per far fronte alle crisi e alle difficoltà del tempo (non mi  par giusto parlare di maltempo) invernale sono misurabili in decine  e centinaia di milioni di euro, e per questo se ne parla e per questo gli investimenti non si fanno, nonostante i 60 miliardi  (nostri) spesi per l’Alta Velocità, il costo del disagio di decine di migliaia di cittadini italiani non viene calcolato praticamente da nessuno, eppure il costo del disagio è calcolabile, in giornate di lavoro perse, in ritardi, in mancati appuntamenti, in malattia conseguente al disagio, in effetti indesiderati sullo stato fisico ma soprattutto psichico dei più labili (anche di quelli che non circolano dalle parti della Piazza del Duomo di Milano….).

 Girate nei siti web e trovate la risposta. Andate sulle prime pagine dei quotidiani e cercate una cifra, un valore monetario. Nulla.

Sono passati sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale  ci dovremmo aspettare almeno una “guerra di cifre”. Invece niente. E pensare che avevamo nel nostro paese grandi economisti dei maestri nell’analisi dei costi/benefici.

Che fine hanno fatto?

Forse nessuno gli offre più ricche prebende?

E l’informazione in egual misura raccoglie testimonianze del disagio. Ma nessuno si è accorto del deficit informativo su quanto accadeva negli scali italiani ed europei, e avete fatto l’esperienza di stare per un’ora davanti ad un pannello informativo della Stazione Termini?

 

20 dicembre 2009   NEVE , e l’Italia si blocca

La temperatura è scesa anche a Roma sotto lo zero. Arriva l’inverno. Neve ovunque. Ieri grande nevicata a Montefiascone proprio mentre ero nella grotta di Stefanoni a rifornirmi di vino per le feste.

Oggi pedalare sulla mia bici a corsa è stata dura. Molto peggio per gli europei e gli italiani che viaggiavano in aereo e in treno. Mezzi fermi ovunque.

La tecnologia può quasi tutto, ma la prevenzione “tecnologica” costa. 

 

Ottobre, Novembre  2009

Questa parte del sito, che coincide con l’home page, è rimasta muta per tre mesi.

Un virus, peggiore dell’Influenza A (della quale peraltro si son perse le tracce, cercare presso case farmaceutiche accreditate presso questo Governo, n.d.r.) mi ha impedito di scrivere.

In realtà nulla mi impediva di scrivere, e difatti ho scritto per me e per altri  nel frattempo, mi impediva di mettere in rete. E io amavo (e amo) scrivere per la rete.

E’ un po’ come andare di notte sulla riva del lago a lanciare i sassi tondi e piatti per vedere i rimbalzi e cercare ad ogni lancio di migliorasi.

Scrivere per il mio sito è come scrivere al buio e per il buio. Ogni tanto qualcuno passa e accende una sigaretta e alla luce fioca dell’accendino  della brace si può indovinare il gesto e immaginare i cerchi sull’acqua. C’è il rumore del sasso che rimbalza sulla superficie e con un po’ di fantasia si vede il volo  a pelo d’acqua. Così è il mio scrivere e il mio fissare pensieri sul presente.

Un presente difficile e ricco.

Un presente bello che amo quasi fosse la mia vita stessa. Una vita intrecciata alla vita di tanti altri e allo stesso tempo diversa. Fatta di giorni che nonostante tutto l’impegno loro e mio non riescono ad essere mai tutti uguali gli uni agli altri. Giorni passati a Roma, a Marta. Giorni passati a Istambul per la prima volta dal lontano agosto del 1970. Allora l’Hotel Pirlanta (davanti alla Moschea Blù, e ora non esiste più…) aveva ospitato un gruppo di ragazzi dai capelli lunghi e ragazze alla ricerca del fascino dell’antico e  ora l’Hotel Maywood, non molto lontano dal ponte di Galata e dal parco delle due moschee  più ricche di storia di tutta la Turchia, ha ospitato due coppie di signori e signore di mezza età curiosi di capire il mistero di questa città grande almeno quattro volte Roma.

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